Semo ggente semblice…
Mastella oltretutto è molto superstizioso e una volta si è presentato a un vertice con un vistoso corno. Ad altri vertici del centrosinistra, c’è anche da dire, recava mozzarelle per tutti. [...]
Sul finire del secolo Mastella ha aggiunto un paio di vocali alla sigla e poi ha anche fatto comporre un inno, anzi due. Nel primo il coretto faceva riferimento alla “mia stella”, con il che l’ascoltatore distratto capiva “Mastella”. Il secondo è una marcetta molto ye-ye. L’Udeur possiede una sede in un bel palazzo all’Argentina nel quale la famiglia del fondatore ha comprato qualche appartemento. E anche del quotidiano Il Campanile, come si è saputo, si occupa uno dei figli. Il capo dei probi viri è il consuocero, quello che oggi è nei guai. La vita interna dell’Udeur è segnata da un continuo va e vieni di personaggi – lo psicologo Meluzzi, il missino Misserville, l’andreottianissimo Cirino Pomicino, il giornalista Nuccio Fava – che ne hanno fatto una sorta di legione straniera. Tra gli alleati, sempre temporanei, si va da Martinazzoli a Sgarbi. Tra i possibili testimonial, Afef, Mara Venier ed Emanuele di Savoia. [...]
Alla grandiosa festa di matrimonio di uno dei figli, presente mezzo governo Prodi, i 600 ospiti furono omaggiati di un ventaglio, ed uno degli ospiti, Carlo Rossella, ebbe a commentare: “Geniale, proprio come in Messico”. [...]
Nel 2002, dopo che in un momento di debolezza sembrava essere confluito nella Margherita, l’Udeur si ritrovò senza finanziamento pubblico e per ottenere quello che gli spettava il suo padre-padrone annunciò anche lo sciopero della fame: “Mi mancherà la mozzarella e il pane cafone”. La signora Sandra, che ante-marcia litigò con la signora De Mita, era bravissima in cucina, poi a organizzare spettacoli in piazza e quindi è arrivata alla presidenza del Consiglio della Campania. [...]
Eppure, in questo tempo di apparenze e stranezze, varrà giusto la pena di notare che più di tanti l’uomo ha fronteggiato i diabolici inganni delle ricchezze e del potere con calore e simpatia, non di rado affidandosi a una personale spontaneità e sincerità che in questo giorno triste, per lui, appaiono teneramente autolesioniste. Come quando, a Porto Cervo, è riuscito a far partecipare a un’esposizione canina il bassotto dei suoi ospiti di barca, animale che dopo la “raccomandazione” è stato premiato come il cane “più impertinente”.
Al comando e alla bella figura Mastella ha aggiunto il demone, sempre più indispensabile, dello spettacolo. Così ha cantato davanti ai carcerati, ha ballato in tv, si è perfino tirato una torta in faccia davanti a Pippo Franco. E praticamente tutto ha raccontato di sé, per la grazia dei conduttori di talk-show, l’impudicizia funzionale alla visibilità e l’entusiasmo del suo pubblico: le diete, i capelli tinti, la dissenteria quando Azouz, libero per indulto, fu accusato della strage di Erba. E’ arrivato vergine al matrimonio, ha mandato fiori a Laura Antonelli, ha stretto la mano a Lele Mora sotto inchiesta al “Bolognese”, ha incontrato il Papa prima di tutti, ha invitato a pranzo cento abitanti del Veneto che di cognome fanno Mastella. Era un modo anche quello per dimostrare che c’era. “Un grande uomo di teatro” l’ha definito acrobaticamente Prodi. E il dramma non è quando cala il sipario, ma quando lo spettacolo viene interrotto.
(repubblica.it)










Mi sarei aspettato giochi di potere, alta finanza, fondi neri all’estero, figa e champagne. E invece? Uno che arriva vergine al matrimonio, in balotta con Afef, Melluzzi e Mara Venier, che regala mozzarelle, che si tinge i capelli, che raccomanda un cane ad una mostra canina (che non vince nemmeno).
Ridateci Craxi…
Faccio notare un interessante estratto del discorso di dimissioni di Mastella:
«Mi dimetto perché tra l’amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo»
Analizziamolo: Per Mastella essere politico non significa essere al SERVIZIO dello stato, bensì ESERCITARE POTERE.
Questo candore nel fraintendere la politica col potere la dovrebbe dire lunga sull’attitudine di Mastella.
Ma il genio arriva con la risposta di Prodi.
“A lui, come ministro, come collega, come politico e come amico, voglio esprimere la mia profonda solidarietà.
Egli (Mastella)non ha esitato a far prevalere le ragioni dell’onore e della dignità sua personale e della sua famiglia su tutte le altre motivazioni che avrebbero potuto, come politico, suggerirgli dei comportamenti diversi”.
Tradotto: LA FAMIGLIA VIENE DOPO LO STATO. VELO DICE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO…ASPETTA CHE VADO A COSTRUIRE UN GARAGE ABUSIVO IN PIAZZA MAGGIORE….OH E’ PER LA MIA FAMIGLIA !
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